lunedì, 28 febbraio 2005
Il desiderio di perdere la propria identità: cioè essere veramente se stessi
Nella notte, nel buio di uno studio ormai deserto, o nella luce fioca di una stanza appena illuminata, il popolo dei cibernauti si avvicina ad un computer, lo accende, attende che si compiano tutte le operazioni che faranno apparire la schermata d'inizio e si collegano ad un provider.
Si digita una username e una password, che nel loro codice criptato già racchiude il senso di una storia abbozzata nel proprio immaginario, si ascoltano gli impulsi di un modem che compone un numero, i suoni irregolari e striduli che sono i tentativi della macchina di collegarsi al mondo in Rete e si può entrare finalmente nel ciberspazio.
Il sapore rituale di questa operazione, che è, malgrado tutto, lenta e complessa, permette l’avvicinamento ad un luogo che è la parodia inconsapevole del sacro, che mima il rituale di una spoliazione di sé come sacrificio per l’ingresso in quello spazio virtuale di sogni e paure in cui ci sta per essere accolti.
Si entra così nel cuore nero delle chat rooms.
Stanze senza mura e senza confini, luoghi creati dal solo linguaggio, materia linguistica densa e smaterializzazione dei corpi.
Si entra così in un gioco che è soprattutto gioco linguistico e di scrittura. L’unica identità che si possiede è data dallo pseudonimo che si è deciso di usare.
Dunque entrare in rete con un alias pone ogni volta un’interrogazione profonda sulla propria soggettività: liberarsi della propria identità ed essere tutto ciò che l’altro vorrebbe che io fossi per diventare io stesso quell’altro e forse me stesso.
 
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giovedì, 24 febbraio 2005

UOMINI E DONNE

La moderna psicoanalisi continua ad elaborare teorie tendenti a differenziare le motivazioni che gli uomini e le donne danno al tradimento.

Si afferma che le donne associano la relazione furtiva ad un coinvolgimento emotivo e amoroso, la collegano ad un'insoddisfazione del loro rapporto ufficiale e hanno più difficoltà a viverla clandestinamente, gli uomini al contrario, l'associano al piacere sessuale e non cominciano una relazione adulterina per motivi di insoddisfazione rispetto al partner, non hanno grandi difficoltà a viverla clandestinamente, anzi ciò aumenta il piacere della relazione.

Senza ovviamente generalizzare, siamo certi che oggi tutto questo sia cosi vero?

Indubbiamente la morale predominante di tipo cattolico e fortemente sessista ha prodotto anche incosciamente nelle menti degli uomini e delle donne i seguenti assiomi:

Sesso e trasgressione=piacere per gli uomini

Sesso e trasgressione=amore per le donne

Tale assioma culturale, fortemente interiorizzato anche se spesso razionalmente negato, tende a negare il valore delle emozioni e del piacere come un bisogno degli individui, relegando, al massimo, le pulsioni nell’ambito della coppia regolare e il piacere in una sfera prettamente maschile.

In realtà la rivoluzione culturale che si è verificata alla fine del secolo scorso ha avvicinato il modo di pensare dei sessi e i loro comportamenti sociali e sessuali; in pratica assistiamo sempre piu’ ad una omologazione dei comportamenti.

Di questo le donne oggi sono consapevoli e sempre piu’ utilizzano il bisogno di trasgressione utilizzando a loro favore una morale comune che di fatto nega loro il diritto al piacere.

E’ piu’ facile trovare oggi uomini che vivono con forti sensi di colpa il tradimento e donne che lo vivono piu’ naturalmente in quanto capaci di autogiustificarsi attraverso il presunto bisogno di amore.

Pensateci bene: il bisogno di trasgressione e come tale del tradimento è un bisogno insito nel nostro stile di vita?

Gli amanti soddisfano la propria voglia di edonismo e attraverso esso si sentono vivi e desiderati.

Quando si costruisce un tradimento, i sentimenti dei protagonisti sono caratterizzati da eccitazione, compulsioni, emozione, …

Gli amanti chiaccherano appassionatamente, tentando di riempire anni di autorepressione in un breve tempo.

Il tradimento è un rapporto protetto: non ha le preoccupazioni quotidiane del matrimonio o della vita in comune né le pressioni di vivere sempre con un'altra persona.

Un tradimento inoltre puo’ rompere un rapporto consolidato ma puo’ anche aiutarci a ripararlo e ravvivarlo in quanto contribuisce ad elevare la nostra autostima e spesso anche la stima nell’altro.

Pensate davvero che questo modo di pensare sia tutto al maschile?

Qual’ è secondo voi la verità?…semprechè esista una verita.

Evitate se possibile considerazioni del tipo: se amo amo con tutta me stessa/o, se amo non sento il bisogno di tradire, non esiste sesso senza amore, ecc. ecc.

 
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mercoledì, 23 febbraio 2005

IL DISTACCO: MANUALE DI SPPRAVVIVENZA

 

Le storie d’amore possono finire, anzi normalmente sono destinate a finire Poco male quando la cosa succede da entrambe le parti e ci si lascia di comune accordo. Quando invece si è lasciati, allora non è più un semplice dolore: l’angoscia di essere abbandonati può divenire una vera malattia, una frattura che spezza la vita in due (prima e dopo l’abbandono), lasciando svuotati e confusi.

Anche biochimicamente le cose cambiano nell’organismo: durante l’innamoramento si ha un aumento della produzione di endorfine e di feniletilamina (con conseguente senso di benessere, euforia, vitalità e desiderio sessuale); quando la relazione finisce, per contro, si ha un crollo dei livelli di queste sostanze (con conseguente ansia, apatia, senso di frustrazione, irritabilità...).

Che fare?

Bisogna riuscire a convertire la "separazione-frustrazione" in "separazione-operazione attiva"; che vuol dire alcune cose come:

·        concedersi un giusto "periodo di lutto" (un tempo adeguato per poter elaborare l’infelicità)

 

·        farsene una ragione (trovare una spiegazione, capire, e apprendere dall’esperienza della perdita)

 

·        prendere l’iniziativa, affrontare la situazione, piuttosto che lasciarsi andare, autodistruggersi

 

·        adottare la filosofia (dell’antica Cina) "può essere una disgrazia, può essere una fortuna"

  •  vivere il tempo come alleato per cicatrizzare la ferita

 

Insomma bisogna far leva sulle forze residue per prendere in mano la situazione, accettando l’evento traumatico come una sfida, verso ulteriori traguardi possibili, poiché "la vita continua ", ed è l’unica che abbiamo.

 
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lunedì, 21 febbraio 2005

LE NUOVE MALATTIE SOCIALI: IL MOBBING

 

Il termine Mobbing,in inglese, letteralmente indica "l'assalto di un gruppo ad un individuo".

 

Per gli studiosi del comportamento animale è "l'esclusione di un individuo dal suo branco"; in medicina del lavoro indica una violenza psicologica, talvolta anche fisica, perpetrata sul posto di lavoro che a poco a poco diventa insopportabile.

Si comincia con un saluto negato, battute che sono insulti, scherzi troppo pesanti, colleghi che ti ignorano o ti guardano male.

 

I capi sono insoddisfatti, il lavoro non gira, l'ansia di sbagliare fa' sbagliare di più, l'insofferenza rende improduttivi ed insopportabili.

 

Si arriva in ufficio con l'aria cupa, lo stomaco contratto, il mal di testa, si esce poi con nervosi e si perde il sonno.

 

Insomma, il Mobbing è una forma di terrore psicologico che viene esercitato sul posto di lavoro attraverso attacchi ripetuti da parte dei colleghi o dei datori di lavoro per eliminare una persona che è o è divenuta scomoda, distruggendola psicologicamente e socialmente, in modo da provocarne il licenziamento o da indurla alle dimissioni.

 

Altre forme che il Mobbing può assumere vanno dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze, dalle continue critiche alla sistematica  persecuzione, dall'assegnazione di compiti dequalificanti alla compromissione dell'immagine sociale nei confronti dei clienti e superiori; nei casi più gravi si può arrivare anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali.

 

Il Mobbing ha conseguenze di portata enorme: causa problemi psicologici alla vittima che accusa disturbi psicosomatici e depressione, perdita di autostima, senso di impotenza.

 

Il Mobbing insomma rappresenta la moderna tendenza a risolvere problemi di ristrutturazione organizzativa nelle aziende senza creare alcun caso di tipo sindacale.

 
postato da: teneroedolce alle ore 14:26 | Permalink | commenti (10)
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mercoledì, 16 febbraio 2005

Oggi dopo tre giorni di letto causa influenza mi sono alzato.

Mi sento molto debole...la barba incolta...i capelli arruffati.

Mi metto stravaccato sul mio divanetto, lo stereo accesso con la musica degli Enigma, ascolto un po' di TV girovagando fra i vari canali e trovo anche il tempo di gustarmi un'arancia.

Ogni tanto chiudo gli occhi, forse sarà la musica di sottofondo che mi inebria e mi provoca un dolce torpore.

Non ho voglia di pensare...ho voglia solo di coccolarmi...di volermi bene.

Arriva un sms sul mio telefonino:

....ci manchi, quando torni....

Squilla il telefono di casa:

...smakkkk...smakkkk...smakkk....smakkk.....su dai che passa...

sorrido un po' commosso... ..guardo il telefono...... aspetto un'altra telefonata, una telefonata che non arriva....una telefonata che non arriverà mai.

Non fa niente, mi godo il mio torpore.

Mi sento rilassato....in pace con me stesso.

Anche una brutta influenza ha il rovescio della medaglia.

 

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martedì, 15 febbraio 2005
 Chiuso causa influenza
postato da: teneroedolce alle ore 08:23 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 12 febbraio 2005

 ...ci sono emozioni da non dire
...parole da non scrivere
...giornate da dimenticare

ed allora meglio starsene in silenzio con se stessi

postato da: teneroedolce alle ore 07:16 | Permalink | commenti (27)
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giovedì, 10 febbraio 2005

CHE NE DITE?...VI PIACE?...SONO APERTE LE DISCUSSIONI 

postato da: teneroedolce alle ore 21:02 | Permalink | commenti (11)
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giovedì, 10 febbraio 2005
 

AI FIGLI DI QUEI FORMIDABILI ANNI

 

 

Da sempre l’uomo esorcizza la morte ricercando la propria immortalità.

 

Nella nostra vita facciamo opere, facciamo figli, perpetuiamo la specie e neghiamo la morte come qualcosa che non ci appartiene.

 

I poeti e i filosofi vagheggiano sull’immortalità dell’anima e cosi facendo vivono in eterno attraverso i loro scritti.

 

Anch’io ho costruito nel tempo la mia immortalità.

 

Io che sono un figlio di quei formidabili anni che chiamano 68.

 

Io che mi sono nutrito di quella formidabile cultura.

 

Io spirito ribelle che voleva cambiare il mondo.

 

Io e la mia presunzione di superiorità intellettuale.

 

Io e la mia esagerata voglia di eccessi.

 

Io forte di tutto questo ho sempre guardato il mondo dall’alto vagheggiando la mia immortalità, poi improvvisamente……..

 

“Lei dovrebbe cambiare stile di vita ………”

 

Non è tutto possibile, basta con gli eccessi, non è vero che volere è potere.

 

Un brusco risveglio

 

Improvvisamente la paura: non della morte, ma di non essere immortale.

postato da: teneroedolce alle ore 04:01 | Permalink | commenti (7)
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martedì, 08 febbraio 2005
 

Dedicata a me stesso e alle mie sconfitte

 

 

Ho imparato la sottile differenza tra tenere una mano

e incatenare un'anima.

 

Ho imparato che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno

e la compagnia non è sicurezza.

 

Ho imparato che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.

 

Ho imparato che prima o poi qualcuno prenderà il mio posto.

 

Ho imparato che chi verrà dopo di me non potrà sottrarmi i ricordi.

 

Ho imparato ad accettare le mie sconfitte a testa alta con gli occhi aperti, con la grazia di un adulto e non con il dolore di un bimbo.

 

Ho imparato a costruire le mie strade oggi, perchè il terreno di domani è troppo incerto per fare piani...

 

Ho piantato il mio giardino e decorato la mia anima, per non aspettare che qualcuno mi mandi i fiori....

postato da: teneroedolce alle ore 13:12 | Permalink | commenti (14)
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